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Sussidi agricoltura. La UE sta finanziando i problemi ambientali che sta cercando di risolvere?

Aggiornato il: feb 3

Un articolo nel New York Times mette in risalto la contraddizione tra sussidi all'agricoltura e inquinamento, contraddizione che l'Europa non vuole vedere.


Da anni i funzionari europei dichiarano di agire per diminuire l'inquinamento da agricoltura e sostenere la biodiversità, ma la realtà dei fatti dimostra esattamente il contrario. Tutti i dati dei revisori interni dicono che i risultati delle riforme messe in atto sono fallimentari e che i gas serra dovuti ad agricoltura e allevamento sono in aumento. Secondo questo approfondito dossier di "The New York Times" una delle cause principali sembrano essere proprio i sussidi all’agricoltura.


I funzionari dell'Unione europea conoscono da quasi due decenni le reali conseguenze della politica agricola sulla fauna selvatica, già nel 2004 gli scienziati avevano pubblicato due rapporti che incolpavano i sussidi agricoli del calo delle popolazioni di uccelli e di "gravi effetti avversi sulla biodiversità dei terreni agricoli". Nel 2011 la UE ha cercato di invertire questo declino imponendo agli agricoltori di riservare piccoli appezzamenti di terreno per prati o siepi ma, sotto la pressione dei lobbisti, la legge è stata modificata per consentire agli agricoltori di coltivarci determinate colture rendendo del tutto inutile l’iniziativa. L’articolo riporta alcuni esempi concreti in Nord Italia, Olanda, Francia e Polonia.


NORD ITALIA

E’ bastato vedere due mappe a confronto, quella relativa all’inquinamento nel nord Italia per nitrati e quella dei sussidi dell'Unione Europea agli agricoltori. La sovrapposizione è innegabile e ha posto una domanda fondamentale: l'Unione europea sta finanziando gli stessi problemi ambientali che sta cercando di risolvere? Le aree più fortemente sovvenzionate avevano il peggior inquinamento. L'Europa spende quasi il 40% del proprio budget per il programma di sussidi e, secondo il Times, molti di questi vengono amministrati da funzionari che beneficiano dei pagamenti e spingono gli agricoltori ad incentivare le aree da destinare all’agricoltura senza nessuna azione a vantaggio dell’ambiente e della biodiversità. Le conseguenze non sono difficile da capire, una maggiore richiesta di terreni da convertire per la produzione agricola intensiva e pertanto un corrispettivo aumento di nitrati rilasciati nell'ambiente.


PAESI BASSI

Per valutare la crescente crisi della biodiversità in Europa basta valutare la popolazione della pernice grigia, considerato dagli scienziati una “specie indicatore” di un sano equilibrio tra l'umanità e la natura. Una diminuzione del 20% sarebbe già considerata dagli scienziati allarmate ma nei Paesi Bassi la popolazione della provincia è diminuita di oltre il 90%. Lo stesso in Gran Bretagna. Per anni gli agricoltori per avere più terra e beneficiare di ulteriori sussidi hanno sostituito siepi, fiori e erba alta con colture. L'uso pesante di fertilizzanti e pesticidi ha peggiorato la contaminazione del suolo, lasciando pernici e altri uccelli senza cibo. Eppure basterebbe poco per invertire la situazione. Nelle pianure agricole olandesi hanno creato piccole porzioni di terreni agricoli nel Brabante Settentrionale, una delle regioni agricole più intensive nei Paesi Bassi, destinando a siepi e fiori. In estate queste fattorie si distinguono per i colori e le trame che spezzano la monotonia delle colture e corvi, fagiani, pernici si sono ampiamente stabilizzate, mentre la vita degli insetti è notevolmente aumentata. Ci vorrebbe poco dal bilancio dell'azienda agricola per istituire questo tipo di cambiamenti in tutta Europa.


BRUXELLES

Una quota significativa delle emissioni di gas serra proviene dagli animali da allevamento. Alcuni sussidi che sostengono direttamente l'allevamento del bestiame, stanno peggiorando le cose. Quest'anno, i legislatori olandesi hanno proposto di dimezzare il numero di capi di bestiame al fine di ridurre le emissioni ma questa volta sono stati gli agricoltori a protestare ostruendo le strade dell'Aia con i trattori che non vogliono rinunciare ai sussidi. "Questa è la realtà in cui viviamo e in cui vengono prese le decisioni", ha dichiarato Janez Potocnik, ex commissario europeo per l'ambiente che ha spinto senza successo a restrizioni più rigorose per il metano e altri inquinanti.


HILLION, FRANCIA

La lotta di Pierre Philippe iniziò quando persone e animali iniziarono a morire sulle spiagge della Francia nord-occidentale. Il corpo di un uomo è stato estratto da un mucchio di melma verde. La ragione sembrava ovvia al dottor Philippe, un medico del pronto soccorso. Ogni estate, le alghe ricoprono le spiagge della Bretagna di una melma verde brillante. Mentre si decompone, emette idrogeno solforato, un gas tossico che può uccidere in pochi secondi. Il Dr. Philippe ha cercato per anni di convincere i funzionari sanitari del governo a riconoscere la minaccia o addirittura a discuterne. Hanno rifiutato. " Questo perché parlare delle alghe significava parlare di agricoltura. Il Baltico, spesso paragonato a una vasca da bagno con acqua stantia, è uno dei mari più inquinati del mondo. Potrebbero essere necessari circa 200 anni prima che parti del Mar Baltico vengano ripristinate a uno stato di salute, secondo l'Agenzia europea dell'ambiente.


POLONIA


La Polonia, il maggiore inquinatore del Baltico, è anche il quinto più grande destinatari di sussidi europei, dopo Francia, Spagna, Germania e Italia. Il vice ministro dell'agricoltura del paese. Ryszard Zarudzki ha affermato che i sussidi "impongono agli agricoltori l'obbligo legale di rispettare gli standard ambientali" ma sei anni fa la Commissione europea ha portato la Polonia in tribunale affermando che non stava facendo abbastanza per limitare l'inquinamento da nitrati. Una nuova direttiva ha limitato la quantità di fertilizzanti che gli agricoltori possono utilizzare e quando possono utilizzarli. Ma anche in questo caso gli agricoltori polacchi, che hanno un gran numero di allevamenti, si oppongono considerando queste richieste intrusioni burocratiche da Bruxelles e un complotto per minare il vantaggio competitivo della Polonia.


Qui l’articolo completo:

https://www.nytimes.com/interactive/2019/12/25/world/europe/farms-environment.html?fbclid=IwAR3mlsxuFhu63FavmZKSRtdl5VnRi05wv0-4vfikexMq84KYKn3ukGL5STM






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